Meno libri, meno liberi

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C’è una triste lista che continua ad allungarsi: quella delle librerie che chiudono i battenti a Napoli. E’ una crisi – economica e culturale – che investe tutto il settore dell’editoria anche nel resto del paese. Tuttavia, io penso alla mia città, alla mia Napoli speciale e sofferente, che ha forse un bisogno ancora maggiore di puntare sulla valorizzazione delle risorse culturali. Negli ultimi tre anni hanno chiuso decine di librerie partenopee piccole e grandi, indipendenti o appartenenti a gruppi nazionali. Guida chiude prima la sua storica sede in Piazza San Domenico, poi, più di recente, quella al Vomero, in via Merliani; gli studenti universitari perdono la libreria Liguori di Mezzocannone; quella Mondadori dura solo 8 mesi in Piazza Trieste e Trento, al suo posto l’ennesimo poco discreto negozio sportivo; persino il grosso gruppo francese Fnac rischia di perdere il suo punto vendita al Vomero. E questo per citare gli esempi più famosi ed altisonanti; ma sono tanti i piccoli e medi negozi di libri che non sono sopravvissuti agli affitti troppo cari, alle bollette salate e alle spese generali decisamente più elevate rispetto alle magre entrate. Ugualmente in crisi versano le biblioteche napoletane. La meravigliosa Biblioteca dei Girolamini, da tempo chiusa al pubblico, è tristemente balzata alle cronache nazionali per essere stata barbaramente saccheggiata, a causa dello stato di degrado in cui versa. E nelle ultime settimane si è aperta la polemica sulla Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica (BRAU) della Federico II, che per scarsità di fondi, riduce l’orario di apertura al pubblico fino alle 14:15, provocando giustamente l’ira degli studenti. La crisi c’è, è palpabile, tangibile e diffusa ad ogni settore produttivo.  Torre di libriMa come è possibile che a farne le spese siano sempre in primis la Cultura e qualsiasi iniziativa che tenti di dare respiro a questa città sempre più oppressa ed avvilita? E’ sconsolante pensare che i napoletani preferiscano girare tra gli stand dell’ennesimo negozio che vende abiti di dubbia qualità, piuttosto che perdersi tra scaffali colmi di libri, sfogliando pagine dall’odore inconfondibile e scorrendo i caratteri di un romanzo che guiderà la loro immaginazione. E’ triste constatare quanto si eviti di afferrare le sole ancore di salvezza rimasteci. Solo la cultura e l’istruzione possono salvare questo territorio; solo un’adeguata educazione delle generazioni future può restituire speranza e fiducia nel domani. Avete mai notato che le parole LIBRO e LIBERO hanno 5 lettere in comune? Pensate sia un caso?

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"Si comienzas cambiando tú, ya estas cambiando el mundo.."
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Una risposta a Meno libri, meno liberi

  1. emmaline90 ha detto:

    Mai stata più d’accordo!

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