«Il vero calcio rientra nell’epica», a Napoli nel sacro.

Cosa direbbe Gianni Brera di questo Napoli che con tanta passione si ripropone per la lotta allo scudetto? Già la cornice suggerisce gli scontri epici: un’arena in cui sessantamila persone fondono il loro respiro in un unico coro. Ma eccoci sul palcoscenico, teatro di grandi imprese. A protezione della porta giovani uomini, operai, soldati che per novanta minuti difendono col fisico gli attacchi nemici, con un lavoro di squadra e soprattutto di cuore, con più carattere che talento si oppongono ai numerosi assalti dell’avversario. I guaglioni in difesa non dominano ma si danno da fare. Al centro del campo ci si imbatte in guerrieri di più alto rango: le guardie svizzere. Possenti, i custodi della porta concedono il passaggio solo a pochi eletti. Reggono sulle infaticabili gambe tutto il peso della copertura. Tale operazione di contenimento richiede forza e al contempo precisione, a loro non è concesso sbagliare. Il loro sacrificio è al servizio della causa più nobile, l’attacco. Prima però guardiamo alle fasce. Perfettamente divise per razza, quella destra vede all’opera gli italiani che, come da tradizione, prestano attenzione all’aspetto difensivo; quella sinistra, tutta colombiana, è tanto gambe e corsa. Ai laterali non è dato sapere il disegno divino in cui le loro azioni trovano un fine, ma come missionari si mettono fedelmente al servizio del mister(o). A loro è chiesta soltanto dedizione e fatica, corrono su e giù per la fascia, in un moto perpetuo, perdendo talvolta di vista la meta. Ecco che tra le due linee accade qualcosa di speciale, l’impresa sembra compiersi. C’è un giovane che, sotto le sembianze di un rozzo galoppino, realizza il valore del calcio. I suoi piedi disegnano traiettorie raffinate, i suoi passaggi tracciano curve geometriche. Veloce di piede, ma soprattutto di testa, vede spiragli dove gli altri vedono muri. Lo slovacco è un genio, ha capito il gioco del calcio. I suoi lanci fanno breccia nella difesa avversaria, aprono varchi tra le gambe dei giocatori. I compagni vengono assistiti alla perfezione, non devono inventare nulla, al prossimo passo verranno serviti, devono solo insaccare la palla in rete. Gli avversari arrancano, con affanno contrastano qualche incursione, ma lui è più veloce, sempre più veloce nella lettura del gioco e nel movimento del piede. Marcantoni e colossi, se al contempo agili, possono frenare la sua inventiva. Ma il nostro eroe ha altri colpi nel repertorio, le sue gambe nude, con i calzettoni sempre abbassati, rivelano una grande potenza oltre all’indiscussa precisione. cavaniEd allora ecco i grandi tiri dalla distanza che centrano sempre lo specchio della porta impegnando l’estremo difensore. A volte il nostro sonnecchia, sembra perdersi tra le maglie avversarie, ma sta solo studiando la prossima geometria, in ogni momento può accendersi e regalare una magia. Poco più avanti c’è un altro eroe umano, meno spettacolare e più silenzioso. Di qualsiasi altro regno sarebbe il sovrano, ma il suo spirito di abnegazione fa sì che agisca sempre ai margini della scena. Non respira mai a pieni polmoni, con passo goffo e la schiena curva non è certo il più atletico tra i suoi, ma è l’eroe più puro, senz’altro il giocatore più elegante. I moti dei suoi piedi sono eclissi della sfera; oscuramento parziale, poi totale, è il suo corpo che si frappone, ma ecco che la palla riemerge, l’avversario è superato. Potrebbe aggredire, ferire ed affondare, e invece spesso gli viene chiesto di ripiegare, proteggere, aspettare. Il suo gioco è sacrificato, il suo atto si compie nell’ombra. Negli ultimi venti metri ci si imbatte nel divino. Dall’eroico si passa al sacro: arriva l’atleta di Cristo. Il suo fisico asciutto e la sua lunga chioma suggeriscono l’accostamento al messia. Con devozione e generosità copre tutte le zone del campo, è l’ultimo ad attaccare ed il primo a difendere. Si intuisce che non è figlio d’uomo, la sua corsa non è mai stanca, le sue gambe longilinee non incontrano resistenza, ha sempre la forza di calciare, staccare di testa, superare l’avversario. Non ha bisogno di fare giochi di prestigio, non deve convincere nessuno, le sue gesta parlano per lui: è semplicemente il più forte di tutti. Ed è il più forte perché oltre alle gambe ed i polmoni, ha il cuore e soprattutto la testa. I sessantamila si rendono subito conto di assistere ad un’epifania. E anche i tifosi avversari lo sanno, quello che accade al San Paolo non è calcio ma folgorazione. «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?», guarda Cavani e ti convertirai.

Annunci

Informazioni su claud prz

philosopher? I love poetry and football, my mother's cooking and my golden dog of course.
Questa voce è stata pubblicata in 3-6-5, 365puntidivista, Calcio, Italia, Napoli e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...