Generazione derubata

Siamo nati tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80. Siamo cresciuti nel benessere, nell’agio senza lusso; in un’epoca che prometteva stabilità e in cui si respiravano fiducia nel progresso ed un pacato ottimismo nel futuro. I nostri nonni ed i nostri genitori avevano già lottato per noi, subendo e superando guerre, dittature e flagranti violazioni delle libertà fondamentali. Abbiamo avuto un’infanzia serena. Abbiamo guardato BimBumBam e giocato con i Lego; abbiamo collezionato Barbie e scambiato figurine Panini. Abbiamo visto muri cadere e mani stringersi; abbiamo visto conflitti spostare il loro asse lontano da noi e ce ne siamo disinteressati; abbiamo visto imprenditori disonesti maneggiare denaro, creare imperi e tessere ragnatele nelle quali siamo ancora oggi invischiati; abbiamo visto il nostro paese soccombere alla sua corruzione e tentare un rimpasto di facciata.

Ci è stato detto che avremmo costituito la “nuova classe dirigente”, il “futuro dell’Italia”. Siamo stati definiti la “generazione X”, ma siamo solo una generazione di mezzo, una generazione di passaggio: subito dopo quella del boom economico e subito prima quella di tronisti&veline. Nel breve arco della nostra vita il mondo è cambiato in maniera repentina ed ineluttabile, pregiudicando, così, irreparabilmente il nostro destino. Ci siamo trasformati, allora, nella generazione delle opportunità mancate, dei sogni infranti, delle potenzialità sprecate, dei vorreimanonposso. generazione derubataSiamo quelli a cui hanno promesso e non mantenuto, sedotto e poi abbandonato; quelli a cui hanno rubato il futuro. Ci hanno insegnato a difendere quei diritti di cui siamo naturalmente possessori e a credere nei sogni. E così siamo cresciuti idealisti, sognatori, giustizialisti. Non rivoluzionari – noi il ’68 lo abbiamo solo scimmiottato in qualche manifestazione o occupazione studentesca – ma di certo interessati, informati, attivamente indignati. Ci hanno dato gli strumenti per riuscire e non li abbiamo sprecati. Abbiamo visto nascere Internet e ne abbiamo sfruttato ogni potenzialità; ne siamo diventati dipendenti, pur non rinunciando al fascino di un buon libro, carta e penna. Siamo laureati, mediamente coltivati; ce la caviamo con le lingue. Viaggiamo in Europa senza passaporto e con una moneta unica in tasca; siamo quelli degli Erasmus, dei Leonardo, degli stage all’estero. Credevamo di spaccare il mondo, di fare il botto e, invece, siamo solo un petardo che ha fatto fetecchia.

Abbiamo raggiunto la maturità fisica ed anagrafica, ma siamo dei Peter Pan allo sbaraglio. E dei bamboccioni, sì, lo siamo, perché non abbiamo scelta. Noi una casa non potremo mai comprarcela, se non con l’aiuto di mamma&papà. Siamo sotto-pagati, sfruttati, umiliati, quando non disoccupati o scappati all’estero. Siamo quelli che “cercare un lavoro è diventato un lavoro”, quelli che “devo ringraziare se mi hanno preso, figurati se mi pagano”, quelli che “mi hanno rinnovato il contratto per un altro mese, poi si vedrà”. Ci proviamo ad essere choosy, ma abbiamo spesso accettato compromessi e fatto sacrifici. Siamo precari e siamo immaturi. Ci sentiamo dire: “Io alla tua età ero già sposato e avevo dei figli”. Ma il nostro orologio biologico ha dovuto fermare le sue lancette: non ci sono le condizioni per vivere la nostra condizione di adulti. Siamo una generazione sfigata, ma non di sfigati. Una generazione tradita, derubata, saccheggiata. Una generazione quasi fallita, che non riesce però a diventare disperata e che continua, nonostante tutto, a riempire di sogni i suoi cassetti.

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"Si comienzas cambiando tú, ya estas cambiando el mundo.."
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7 risposte a Generazione derubata

  1. tuttacronaca ha detto:

    Precisissimo ritratto della nostra generazione in bilico! Grazie!

  2. Sara Salerno ha detto:

    Condivido in pieno, hai scritto tutto quello che sento. Io, classe 1977, sono proprio in questa condizione.

  3. Monique ha detto:

    Classe ’74…è proprio così che mi sento!

  4. Jacopo ha detto:

    Bah, sono arrivato a questa bustina per caso. Mi ci ritrovo (anno 83) in questa tua analisi. Tra qualche giorno compirò 30 anni e sono disoccupato – nuovamente – da tre mesi. Arriva un momento in cui si fanno, o si dovrebbe almeno, i conti di ciò che sei diventato, cosa hai costruito. Io non vedo niente. Ringrazio Dio per gli affetti e la famiglia. Ma avrei bisogno di un colpo di reni.
    Sento la stessa emozione che traspare dal tuo commento. Una frustrazione mista a malinconia per ciò che “potevi essere ma non sei”, ciò che “volevi fare ma non fai”, quello che ti rimane è dannatamente chiuso un un cassetto che non hai il coraggio di aprire perché sai che al posto dei sogni non puoi che trovare rimpianti e delusione..
    Che nottata amara…. spero finisca. Notte a te e grazie per aver condiviso il tuo pensiero.

    Jacopo

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