un carro armato allegro e incazzato

Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese…”.

Un pendolo di Foucault tra la quotidianità e il sogno.

E noi siamo nel mezzo.

Mosè attraversa il Mar Rosso: gli ebrei sono lì, fermi, al centro di quella valanga d’acqua, e si chiedono se il buon Dio li sommergerà per il semplice gusto di farsi quattro risate, oppure se, tutto sommato, ci si possa fare del buon surf, come uno stelle e strisce qualsiasi che cavalca i flutti lasciandovi sopra le umide impronte della sua tatuata tavola multicolore.

Il senso di un blog, unospaziosenzaspaziodidiscussione.

Una fuga nello spazio, una fuga dalla realtà, o un modo per tuffarvicisi dentro.

Siamo qui per ritagliarci un misero orticello, elemosiniamo un briciolo d’ascolto.

Tutte balle.

Non ci ritagliamo un bel niente, non elemosiniamo un bel niente.

E’ la nostra avanguardia post-moderna, un post non per il semplice gusto dell’estetica, ma di sostanza, come un frullato alla banana, e dentro tutto ciò che ci frulla in testa; una spina futuristica, una spinta futuristica, non nell’ideologia, ma nella velocità, nella proiezione.

Anno Domini 2013.

Siamo una briciola nell’universo, nel mare magnum di internet, cogito ergo sum, digito ergo sum.

Allora c’è da chiedersi il perché di tutto questo: il blog è uno spazio di egoismo, o forse siamo in un commissariato di periferia e confessiamo, confessiamo un omicidio che non abbiamo ancora commesso, ma che coviamo nel remoto del subconscio.

Ma no, il blog è un posto tranquillo, take it easy! Tutti abbiamo qualcosa da raccontare e, in fin dei conti, everybody’s got something to hide except me and my monkey!

E talvolta è anche un ritrovo di gente molto incazzata, e c’è sempre un tipo che urla in mezzo alla folla, Jack Folla, disperato, perché non c’è via d’uscita dalla realtà, che è un carcere. Non gli è rimasto che urlare con tutta la forza che ha, far vibrare le corde, la penna, nell’estremo tentativo che qualcuno possa prestargli ascolto, possa dare un senso alle sue parole, alla sua esistenza, alla sua resistenza.

La nuova Resistenza è qui e nelle strade, e noi vogliamo esserci, siamo un piccolo feudo ambulante da quattro soldi, siamo fisiocratici, legati al senso della terra, ma viaggiamo nello spazio e nel tempo, per necessità, per desiderio, perché la nostra terra splende al sole del Sud e giace sepolta sotto un metro e mezzo di neve.

Questo non è un rifugio per disertori, è un carro armato allegro e incazzato.

À l’attaque! À l’attaque! À l’attaque!

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O mi si ama o mi si odia.
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