«Niente è passato, non c’è più il passato, l’attore nato non scorda mai la parte»

Sabato, Domenica, Lunedì, Martedì, Martedì grasso. Tutto si ripete. Ricomincia il solito dettato. La Juve, sotto pressione, diventa un’esplosione che disintegra l’avversario: la Fiorentina sì squadra, soqquadra. Saltano gli schemi, si disuniscono le unità, le certezze tra i piedi di Pizarro diventano atrofici passaggi e il montenegrino dal respiro affannoso si perde per il prato. I bianconeri rinsaldano il primato. Ogni volta che si parla di scudetto, il Napoli rallenta il passo. Quando è d’obbligo cercare l’affondo, puntualmente affonda. E’ solo la consueta immaturità della Lazio che àncora i partenopei. La squadra di quel signore distinto che parla tante lingue gioca da grande squadra, ma corre senza aver contato, la partita dura 90 minuti non 60. Nella ripetitiva scansione del tempo, non può mancare la scellerata gestione della società Palermo. Zamparini, tra esoneri (ha ormai superato ogni primato sfondando quota quaranta) e incomprensibili operazioni di mercato, ha condannato la sua squadra. Tornando al nord Italia non sorprende la pazza Inter, la squadra più poetica nella sua instabilità emotiva, tutti sanno che potrebbe essere grande, ma lei ha troppa paura di brillare di luce propria. E così prosegue il suo campionato a corrente alternata tra schizofrenici titoli di giornali, che una settimana la danno per spacciata e la settimana dopo la incoronano sua maestà. L’altra parte di Milano si aggiudica di nuovo il campione più acclamato, campione di stupidità. Non è passato un anno dalla partenza di Ibrahimovic che nell’attacco rossonero, tra grandissime prove di forza e gol pesanti, c’è sempre spazio per un gesto da smargiasso. Nella routine del campionato bisogna aggiungere la crisi di nervi di Delio Rossi. E’ già il secondo anno che si abbandona a reazioni brute. La prima volta un pugno, adesso un banale dito medio.

Sampdoria - Roma

Sampdoria – Roma

Il povero allenatore viene massacrato dalla stampa, nessuno vuole ricordare lo sputo di Totti o l’insulto di Ibra ad una giornalista, la “zitella acida” di Pulvirenti o qualsiasi scontro tra i calciatori in campo. E no, il repertorio vuole un capro espiatorio: fuori dal calcio Delio Rossi, questo è uno sport pulito ed educato, uno sport per signori, mica come il tennis! Se il tempo è fermo, non è mai passato, c’è però sempre spazio per l’inaspettato. Rigore per la Roma, un giovane italoargentino si avvicina al Capitano, rigorista da vent’anni, gli sussurra qualcosa all’orecchio, prende la palla tra le mani e la sistema sul dischetto. Sarà lui a calciare dagli undici metri. Si dice che un centravanti per ritrovare l’autostima debba segnare. Tutti si aspettano un tiro potente, una prova di forza che risollevi squadra e calciatore. Il giovane, che ancora nulla ha dimostrato in campo, sogna un gesto sopraffino, vuole firmare un gol col ricamino. Si prepara ad un tocco delicato che avrebbe visto la palla alzarsi ed insaccarsi piano piano. In effetti il tiro è molto lento, così lento da diventare un passaggio al portiere. Lasciate che pallonetti e cucchiai vengano lanciati dai Pirlo e dai Totti, dagli attori principali, gli attori nati che non scordano mai la parte.

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