Muoia Sansone con tutti i Filistei!

Guarda com’è bella la mia città, come stella brilla di luce propria, guarda com’è sola la mia città, rara come perla nera” (Napoli Città Aperta, MEG)

Guarda come brilla questa città, guarda come splende, tra le fiamme.

E’ Nerone iconografico, che suona la lira mentre l’Urbe arde.

E’ l’incendio di Londra, mille666, il Diavolo alle porte.

La Città della Scienza.

Dentro ho una rabbia infinita, questa cosa mi brucia, mi divora. Dunque parlerò da irresponsabile: troviamo i colpevoli e diamo fuoco alle loro case. Democraticamente daremo loro una caraffa d’acqua, un telefono a forma di mucca per chiamare i Vigili e la possibilità di comprare una vocale.

La Città della Scienza, aka macerie.

L’errore più grave sarebbe confinare le macerie in quel confine specifico, o vedere macerie dappertutto. No, l’Italia non è solo macerie, ma è anche macerie.

Voglio provocare, deliberatamente: diamo fuoco a tutti gli stadi italiani, a tutti i centri commerciali, già che ci siamo.

Voglio vedere la reazione dell’intera cittadinanza, cortei ovunque. Voglio vedere la reazione degli italiani, da nord a sud.

In un Paese civile uno scempio come quello di Napoli avrebbe recato un tale livello di indignazione da riempire i titoli dei giornali e i servizi delle televisioni per un mese, avrebbe dovuto aprire una lotta senza quartiere a quei criminali.

E forse non succede perché, in un modo o nell’altro, facciamo tutti quanti parte della stessa banda, solo che non ce ne rendiamo conto.

La banda degli onesti, la banda degli “italiani brava gente”.

Non mi chiedete di essere lucido, non mi chiedete di essere corretto, se cercate “comprensione”, “rispetto”, “moderazione”, bla bla bla oggi non mi troverete.

E’ un Paese che ha affossato la cultura, la tiene lì, compressa, mortificata e già che c’è, le dà pure fuoco.

La Città della Scienza era qualcosa di attuale, nel senso letterale del termine, un’opera che si distingueva da tutto il resto, non il banale stereotipo della tradizione napoletana per il turista di turno, pizza, mandolino e presepi. Un simbolo, più di tutto quanto il resto, più dei palazzi, delle biblioteche, delle chiese e quant’altro, era qualcosa nel presente, ma anche nel futuro.

Era scolaresche di ragazzi, era gente che lavorava e portava avanti la famiglia, alla faccia degli ignoranti che dicono che “con la cultura non si mangia” (cit.).

No, non chiedetemi di essere lucido, non chiedetemi di essere corretto.

Non ho soluzioni, non ho dibattiti da metter su, è solo una tela bianca, nuova, pulita, e una secchiata di vernice rossa addosso.

Rabbia allo stato puro.

Allora che bruci questo Paese, ce lo meritiamo, muoia Sansone con tutti i Filistei!

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O mi si ama o mi si odia.
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