Esegesi di una ZTL

ztlChe la situazione sia quasi disperata è indubbio. Che la crisi che attanaglia i commercianti sia insopportabile è certo. Che un intervento sia necessario è lampante. Ma che la causa di tale disfacimento sia l’istituzione di una zona a traffico limitato è francamente opinabile. I negozianti napoletani imputano alla ZTL del centro antico e a quella del lungomare il tracollo economico subito dalla maggior parte delle attività commerciali partenopee. Tale malcontento ha raggiunto il suo culmine in queste ore: la serrata dei negozi, una grande manifestazione degenerata in scontri violenti, il forte dissenso nei confronti del sindaco. Eppure il progetto di rendere pedonale la città nelle aree geograficamente e culturalmente più centrali è un proposito assennato, positivo, coerente con l’idea di provare a mettere Napoli al passo con le altre città italiane ed europee; è l’auspicio ed il tentativo di ragionare in un’ottica ecologica e sostenibile; è una prova e la speranza di educare i cittadini ad uno stile di vita più sano, più civile e qualitativamente migliore. Solo a Napoli realizzare una ZTL diventa un’impresa titanica, impossibile, travagliata e contestata. Perché a Napoli è d’obbligo muoversi in auto o in motorino per fare cento metri; perché ogni novità è guardata con sospetto; perché “si stava sempre meglio quando si stava peggio”; perché si vive alla giornata e per il futuro “Dio vede e provvede”. Ma è altrettanto vero che una ZTL non funziona senza un’adeguata e realistica pianificazione, senza un potenziamento massivo ed imprescindibile dei mezzi pubblici, senza ascoltare le istanze di chi quelle zone le vive quotidianamente. Forse più che lottare ciecamente e ottusamente contro la ZTL sarebbe più costruttivo esigere una progettazione più concreta e partecipata della stessa. Invece di imputarle catastrofi e fallimenti – dimenticando che una crisi nazionale e addirittura mondiale è in pieno corso – sarebbe più proficuo riflettere su come rendere più competitivi e più solidi gli esercizi commerciali, pretendendo supporto e sostegno dalle autorità locali, piuttosto che utilizzarle come capro espiatorio di una pur comprensibile frustrazione. La ZTL non è il problema: la crisi economica avrebbe purtroppo comunque investito un tessuto economico fragile come quello napoletano; il traffico e la circolazione congestionata hanno da sempre afflitto la città. La ZTL è oggi solo il simbolo di una disperazione e di uno sconforto senza pari; è l’emblema di una furia alla ricerca di colpevoli; è il pretesto di una guerra fra poveri, di una rivoluzione che non porterà a niente se si limiterà alla mera, sorda e magari violenta contestazione.

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"Si comienzas cambiando tú, ya estas cambiando el mundo.."
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