Ricordo

Lo ricordo come se fosse ieri, avevo 12 anni.  Abitavamo vicino la caserma O. Lungaro; penso che mio padre avesse scelto quella casa proprio per quello: era un poliziotto. Anche se abitavamo così vicino alla caserma – circa 10 minuti a piedi – prendeva sempre l’auto per andare a lavorare.  Era della stradale, certo non in prima linea contro la mafia, ma fare il poliziotto a Palermo in quel periodo non era del tutto facile.

Era un sabato pomeriggio come tanti. Ricordo che giocavo sotto casa, sotto il balcone del nostro appartamento al primo piano; giocavo con altri amici a pallone sul marciapiede, tanto il giorno dopo non si andava scuola. Ricordo mia madre affacciata al balcone che chiacchierava con la vicina. Ricordo che faceva caldo. Ricordo che mio padre era di pattuglia, 13-19.

Non ricordo l’ora, ma da tutte le ricostruzioni fatte, penso che fossero da poco passate le 18 quando sentimmo la prima auto della polizia sfrecciare sotto casa. Niente di anormale, abitavamo a 500 metri dalla caserma di polizia, eravamo a Palermo, la città con il più alto numero di forze dell’ordine. Poi però ne vedemmo un’altra passare, e allora tutti pensammo “un incidente” magari sul Viale Regione Siciliana, strada tutt’ora incompleta, luogo simbolo della Palermo ostaggio del potere mafioso. Da quel momento in poi fu un continuo passaggio di auto e ambulanze: allora capimmo che qualcosa di grave era successo. I balconi erano pieni di persone che si chiedevano cosa fosse accaduto. Noi ormai non giocavamo più, attirati da quello spettacolo. Le madri preoccupate ci invitavano a rientrare a casa. Ricordo ancora la prima signora che diede la notizia, forse aveva ascoltato il telegiornale: “una bomba, era per il sindaco ma si è salvato”. Non aveva capito nulla. Giovanni FalconePoi arrivarono più notizie: una bomba, un magistrato, l’autostrada Palermo-Capaci, quella che facevamo ogni giorno nel periodo estivo per andare al mare, al Lido della polizia; la stessa che avremmo dovuto percorrere l’indomani per una comunione a Terrasini.  Infine arrivò la notizia: il magistrato era Falcone; ero piccolo ma sapevo chi fosse. Mi ricordo di averlo anche visto una volta: guidava la sua auto di scorta.

Ricordo il ritorno a casa di mio padre, scuro in volto, sapeva benissimo cosa stesse succedendo. Non lo avevo mai visto così, conosceva alcuni dei ragazzi della scorta. Iniziammo a guardare le varie edizioni straordinarie insieme, poi quella notizia: la morte di Falcone. Avevamo sperato fino all’ultimo di poter dire: “non lo avete ucciso, avete fallito”, ma non fu così.

Ricordo i giorni seguenti, ricordo i funerali, ricordo la strage di via D’Amelio, ricordo benissimo l’arrivo dei militari a Palermo per l’operazione Vespri Siciliani, ricordo le parole di chi diceva “hanno colpito lo Stato”, quello Stato che avrebbe trattato con la mafia.

Penso che fu quel sabato, 23 maggio 1992, che mio padre decise di lasciare la polizia ed abbandonare Palermo.

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Architetto di professione e fotografo per passione. "Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che che costi, perchè in ciò sta l'essenza della dignità umana."
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Una risposta a Ricordo

  1. bischerella ha detto:

    Molto bello! La strage di Capaci è ancora oggi un momento doloroso della nostra storia italiana: è la vittoria della Mafia, la sconfitta della giustizia. È la perdita di un uomo straordinario come Falcone. Non ci sono altre parole.

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