Diaz

Qualche giorno fa ho finalmente visto “Diaz”, il film di Daniele Vicari sulle vicende del G8 di Genova, le violenze nella scuola Diaz e gli abusi nella caserma di Bolzaneto. Lungi da me farne una critica cinematografica. Non ne sarei capace: non me ne intendo, non sono un’esperta e nemmeno una cinefila. Il DVD ha giaciuto per molto tempo nella mia libreria, non ignorato, non dimenticato, ma volontariamente messo da parte, volutamente procrastinato. Ci vuole coraggio per guardare questo film: fegato, stomaco, pancia. Eppure trovo che farlo sia un dovere di ogni cittadino italiano, perché è un dovere conoscere, non ignorare, riflettere, indignarsi e magari anche agire. E allora non mi soffermerò sulla trama, sulla bravura o la forza espressiva degli attori, sulla capacità comunicativa del regista; tutto ciò passa di gran lunga in secondo piano. Quello che conta è la realtà. Quei fatti sono realmente avvenuti, ci hanno macchiati, sporcati, corrotti. Portiamo da quel giorno una colpa che non possiamo cancellare. Perché siamo tutti responsabili; apparteniamo ad un paese che ha violato e viola i diritti umani nel XXI secolo. Non abbiamo usato il manganello in prima persona, ma abbiamo taciuto, accettato, forse dimenticato. Questo ci rende complici. Guardare il film non eliminerà la colpa, ma ci renderà almeno consapevoli; coscienti di vivere in un paese che non è solo “pizza, sole e mandolino”, fatto di “poeti, santi e navigatori”, ma che può trasformarsi in un inferno popolato da mostri feroci e meschini. Voglio un popolo che si informi e che dia il giusto peso alla conoscenza; un popolo che si scandalizzi e si infuri; un popolo che pretenda giustizia, che non sia indifferente e noncurante, ma partecipe ed impegnato. Voglio uno Stato che non sia solo facciata; che non metta la testa sotto la sabbia e l’immondizia sotto al tappeto. Uno Stato responsabile, che riconosca le proprie colpe, ad esse ponga rimedio e faccia in modo che non si perpetuino. Voglio uno Stato che faccia dell’onestà un valore, che non abusi del proprio potere, che mi protegga e mi tuteli. Voglio uno Stato che sia mio garante, non mio padrone; uno Stato che mi renda fiera di essere italiana.Non lo spegni il sole se gli spari addosso

Dopo le assoluzioni decretate ieri nel caso Cucchi, si evidenzia più che mai l’urgenza di una riflessione onesta e profonda sullo stato delle forze dell’ordine italiane, sulle loro competenze, i loro poteri, la loro gestione, la loro impunità. E si manifesta in maniera sempre più lampante la necessità di introdurre nel codice penale italiano il reato di tortura.

Annunci

Informazioni su Ti

"Si comienzas cambiando tú, ya estas cambiando el mundo.."
Questa voce è stata pubblicata in 365puntidivista, Italia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...