L’ Apocalisse

Viviamo in un mondo ipocrita, costruito pezzo dopo pezzo sull’indifferenza, di coscienze e conoscenze DEVIATE e DROGATE dalla televisione.

Gente che ha perso la voglia di combattere, chiusa nel suo guscio, ferma a coltivare il proprio orticello quotidiano, e lì, in quel campo un tempo fertile e rigoglioso, nulla la distingue da uno spaventapasseri qualsiasi.

Nulla.

Gente che ha smarrito i valori della gioventù, dell’innocenza, dell’apertura mentale, gente smarrita, incapace di ascoltare, incapace di mantenere la parola, incapace di respirare al di là della superficie dell’acqua.

Un tempo la peste arrivava nelle case della gente, per le strade, a ricordarci che biologicamente siamo un meccanismo straordinario che però può valere meno di zero, meno di Zeno, nel vuoto della coscienza. Se prendiamo un raffreddore, anche se piccolo, e non ci curiamo, ci culliamo, ci lasciamo andare a questo stato di cose, stato vegetativo, Stato vegetativo, siamo lì per lì a un passo dalla morte, e nemmeno ce ne rendiamo conto. Siamo morti dentro, nel nostro materialismo stantio.

Il senso dell’Apocalisse, il senso della peste, il senso dell’invasione delle cavallette, il senso di Lazzaro che si alza e cammina appartiene a chi ancora non ha rinunciato alle proprie idee e alla propria dignità, a chi non è pronto a scendere a patti.

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O mi si ama o mi si odia.
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