LA FABBRICA DEI SOGNI

Buongiorno cinefili e benvenuti al nostro appuntamento del venerdì.

Oggi vorrei proporvi la visione di una pellicola tedesca del 2009 diretta dal regista austriaco Michael Haneke e intotolata Il nastro bianco.

Non so se vi siate mai avvicinati al cinema di Haneke, il quale ha realizzato numerose piccole opere di una delicatezza e di una profondità senza precedenti. Non possiamo dimenticare, infatti, Amore del 2012, che definirei una vera e propria “carezza” al concetto stesso di amore.

Ma ritornando a Il nastro bianco, questa pellicola fu presentata alla 62º edizione del Festival di Cannes, vincendo la Palma d’Oro e ottenendo anche due nomination agli Oscar come Miglior Fotografia e Miglior Film Straniero.

Il film racconta, attraverso la voce in off di uno dei protagonisti, alcuni strani accadimenti in un paesino della Germania pre-guerra, tra il 1913 e il 1914.

Il paese apparentemente felice e pacifico è vittima di strane violenze, anche a carico di alcuni bambini, che sembrano essere provocate accidentalmente.

Il film è un’analisi, mascherata dal linguaggio ma evidenziata dagli eventi raccontati, del cambiamento rispetto ai valori morali che la società tedesca stava attraversando nell’epoca precedente allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. La nascita di principi quali il nazismo, la repressione e la conseguente caduta del rispetto umano, risultano essere, possibilmente, la chiave di lettura di un film i cui incidenti narrati sembrano non trovare una soluzione.

Il nastro bianco, in una pellicola rigorosamente in un austero bianco e nero, rappresenta un oggetto-simbolo di una purezza falsata da bigottismo e forzata innocenza che si scontra con la natura umana.

La grandiosità di Haneke risiede nella sua capacità di suggerire senza rivelare mai completamente la natura reale dei fatti: non accusa, semplicemente mostra.

Questa strategia rende il pubblico consapevolmente riflessivo rispetto alle immagini delle quali partecipa non solo per coinvolgimento, ma anche e soprattutto per la bellezza di una fotografia di primi piani e di espressioni intense.

Un film a tratti inquietanti e drammatici, si rivelerà un’analisi antropologica di un’epoca che, difficilmente, verrà dimenticata.

 

Buon Haneke a tutti!

IlNastroBiancoClasse

 

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Una risposta a LA FABBRICA DEI SOGNI

  1. r. ha detto:

    Ciao, domani mattina, sul mio blog, interverrà, con un articolo, Mimmo Calopresti, mi permetto di segnalartelo (farò lo stesso con blog simili al tuo), perché credo che la cosa possa essere di tuo interesse. Si tratterà di un breve racconto, molto significativo. Temi: coraggio, razzismo, solidarietà…
    Buona serata.

    Roberto

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