LA FABBRICA DEI SOGNI

Buongiorno a tutti e benvenuti ad un altro appuntamento cinefilo.

Oggi vorrei parlarvi di uno dei film che più ha segnato la mia adolescenza alla fine degli anni Novanta e che è diventato un vero cult. Sto parlando di Trainspotting di Danny Boyle con Ewan McGregor del 1996. Questa pellicola è stata tratta dal romanzo omonimo di Irvine Welsh del 1993 e il titolo riprende un capitolo preciso di questo romanzo in cui i personaggi vengono fermati da un barbone nella stazione dove sono andati a urinare, che gli chiede se stessero facendo del “trainspotting”, ovvero osservando dei treni per ingannare il tempo nella loro nullafacenza. Questo spiega sicuramente il perenne “crogiolarsi” dei protagonisti che tanto nel romanzo quanto nel film trascorrono la loro vita come in un’altra dimensione, a tratti onirica, completamente dipendenti dall’eroina. Limitarsi ad assistere all’esistenza, senza viverla. E tale essenza “sognatrice” dei personaggi, così come delle scene, sicuramente riprende e rappresenta gli effetti allucinogeni della droga.

Questa dipendenza segnerà la loro vita sia per quanto riguarda gli episodi che vivranno sia per l’atteggiamento assolutamente distaccato che dimostrano nei confronti del sistema sociale in cui vivono. Il loro approccio ai problemi è a dir poco alternativo e dissacrante e questo fa di loro dei personaggi atipici e, proprio per questo, unici.

Mark Renton, il protagonista principale, è il simbolo delle generazioni che cercano un’alternativa e che sfuggono alla banalità della vita quotidiana. Forse ritrovarla nella droga non risulta poi così politicamente corretto, ma quel che Welsh ha voluto mettere in risalto, e che poi Danny Boyle ha meravigliosamente ripreso, è la sfrontatezza e l’originalità con cui si affronta un tema simile.

Ma parliamo di come è stato girato. Più che la storia, quel che ci permette di ricordare questa pellicola è il suo stile, assolutamente moderno, a tratti pulp. Ogni sequenza potrebbe essere un capitolo a sé. Ogni capitolo un racconto di un momento della vita di questi personaggi.

Scene reali si alternano a pensieri ma, soprattutto, a sensazioni provocate dalla droga o da situazioni particolari che vengono raccontate solo e soltanto da immagini. Come non ricordare il momento in cui Renton sprofonda nella tazza del suo bagno come a rivelare di aver toccato il fondo e poi ne riesce ancora più disturbato. Allegoria di un viaggio? Il viaggio della sua mente, un percorso in cui l’occhio della telecamera sempre fedele segue, fino in fondo…Alla tazza.

Per non parlare della meravigliosa colonna sonora che va da Blondie a Iggy Pop passando per Lou Reed. Veramente incredibile.

Piccole curiosità? Nella scena della discoteca, in un bellissimo primo piano di Renton sul fondo si può vedere un dipinto di Travis Bickle, personaggio interpretato da Robert de Niro in Taxi Driver. E nella stessa discoteca, nel bagno delle donne, c’è il ritratto di Iris, il personaggio interpretato da Jody Foster sempre in Taxi Driver. Inoltre, lo spacciatore che vende a Renton le supposte di oppio è lo stesso Irvine Welsh, autore del romanzo.

Per chi non l’avesse ancora fatto, consiglio la sua visione. Vi impressionerà, forse vi indignerà, ma vi farà riflettere, sorridere e…Scappare!

Buona visione!

trainspotting image

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