LA FABBRICA DEI SOGNI

Ma voi ve li ricordate quei film di una volta, quando le immagini di un’inquadratura afferravano il senso più stretto di rappresentazione visuale, quando i personaggi si fermavano nell’atto di compiere un gesto come dei mimi sfiorando lo spirito teatrale nel cinema, la più grande meta-arte mai esistita? (Arte nell’arte, intuizioni artistiche continue in una grande opera). Ma voi ve lo ricordate C’eravamo tanto amati?

Successe che Ettore Scola nel 1974 voleva rendere omaggio al grande regista italiano Vittorio De Sica morto poco prima e voleva farlo attraverso una commedia, ma non una commedia qualunque, bensì un piccolo capolavoro “di stile” che sarebbe diventata una delle migliori pellicole della storia del cinema italiano ed internazionale. E di storia ce n’è tanta. Ben trent’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al presente di allora, quando quattro amici affrontano le difficoltà del postguerra tra gioie e illusioni di un futuro dalle grandi aspettative. Sogni di sinistra, di lotta al sistema “borghese” in onore ai vecchi tempi da partigiani. Tre uomini legati da uno stesso pensiero politico e da una stessa donna, simbolo dell’amore, del cambiamento e della disillusione. Tre grandi interpreti, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores e una dolce ed affascinante Stefania Sandrelli.

Bugie, tradimenti, accuse, ricordi, gioie e delusioni. Tante piccole caratteristiche umane che finiscono per costruire un’amicizia. Ma è meglio essere onesti o felici? Difficile rispondere al dubbio più grande della società o forse della natura umana, ma Ettore Scola ci regala la sua di risposta, così fragile da potersi rompere al primo colpo e dalla quale, spesso, non si può tornare indietro.

Commedia sì, ma dal retrogusto amaro, che ci lascia con svaniti sogni di gloria e di libertà per un mondo più giusto ma al quale finiamo per non credere fino in fondo, sommettendoci  con apatia alla dura realtà. Ma la cosa bella dei sogni è che in questo film non finiscono, neanche quelli felliniani di una notte a fontana di Trevi. Una splendida ricostruzione del film nel film e con Fellini, come regista del sogno. Visioni o meglio, metacinema.

Per non parlare poi dei meravigliosi giochi di inquadrature che permettono il passaggio spazio-temporale senza lasciare lo spettatore in sospeso, ma creando un’omogeneità nell’opera, che resta una delle migliori in assoluto del cinema nostrano.

 Indubbiamente, da non perdere…(Se l’avevate persa finora).

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Una risposta a LA FABBRICA DEI SOGNI

  1. loscalzo1979 ha detto:

    Film bellissimo, punto

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