LA FABBRICA DEI SOGNI

Cinema e letteratura sono andate sempre d’accordo, anche se, spesso, si tende ad enfatizzare il contenuto e lo stile narrativo rispetto a quello flmico, perchè consideriamo sempre che il cinema possa, in un certo qual modo, ridurre, spezzare, rompere e, talvolta, eliminare. Dunque che la risposta visuale ad una letteraria sia, inevitabilmente, inferiore o, addirittura, minore.

Ci dimentichiamo, però, che il mezzo cinematografico ha delle caratteristiche e delle risorse completamente differenti: il regista con un’ immagine deve raccontare tante parole e l’immagine immediata viene considerata di minore importanza? Perchè?

È facile ammettere di essere rimasti sempre più soddisfatti dopo la lettura di un libro che dopo la visione della sua trasposizione cinematografica, che sembra sempre deluderci in un certo senso. Non siamo critici nel separare le due arti ed unirle quando è necessario. Siamo sempre portati a confrontarle.

Così, quest’oggi, ho deciso di prendere in considerazione un’eccezione alla regola, ovvero un film che si è dimostrato essere più ricco di espedienti, di elementi stilistici significativi e, perchè no, di contenuti rispetto al libro da cui è stato tratto. Sto parlando di Jules et Jim.

Il romanzo francese del 1953 di Henri-Pierre Roché, così come l’omonimo film di Truffaut del 1962 con la bellissima attrice Jeanne Moreau, parla di un triangolo amoroso che si viene a creare tra due uomini e una donna. In realtà, quel che percepiamo dal principio è la profonda amicizia che, nonostante l’amore per la stessa donna, continua ad essere presente e solida tra i due personaggi maschili.

Il romanzo, spesso, si dimostra un pò piatto, forse perchè l’espediente dei taccuini dove il protagonista scrive i suoi pensieri (si pensa che il romanzo sia autobiografico) risulta monotono, spesso irrilevante.

Il film, invece, è esilarante non soltanto per la sceneggiatura, ma anche per le tecniche di ripresa che sono innovative, caratteristiche della Nouvelle Vague, con il narratore in off che racconta le vicende. La telecamera si muove libera e leggera, seguendo la spensieratezza iniziale dei personaggi che corrono dietro la propria vita, rincorrendosi tra sé. Impeccabile la colonna sonora, tra cui la canzone Le tourbillon de la vie, che richiama proprio il concetto del riprendersi, riacciuffarsi, nonostante gli ostacoli del destino. Una pellicola che è diventata il simbolo della Nouvelle Vague. Tutta la storia si basa in un continuo contrasto, quello tra Jules y Jim, quello tra la leggerezza e i problemi dell’epoca (prima guerra mondiale e post-guerra), quello tra il naturalismo con cui viene girato (ripresa del dettaglio dei capelli di Catherine al vento) e il simbolismo (per esempio della canzone o nelle frasi che vengono pronunciate nei dialoghi tra i personaggi). Davvero una piccola perla del cinema che supera, a mio avviso, la lettura del romanzo.

Buona visione!

 jules-et-jim

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