LA FABBRICA DEI SOGNI

Dopo le ultime “cadute” cinematografiche, Blue Jasmine, pellicola di Woody Allen in uscita in Italia il prossimo 5 dicembre, ha senza dubbio ripreso il vecchio stile e i vecchi contenuti delle tragicommedie americane del regista newyorkino.

Certo non si tratta di un capolavoro da Hannah e le sue sorelle (1986), ma Woody si è concesso di riprovarci a mettere in scena un copione che riproponesse gli elementi classici del suo cinema e che rispecchiasse in un certo senso la sua indole nevrotica e pessimista.

Dopo To Rome with love (2012), film abbastanza deludente non solo per i contenuti, ma anche per lo scarso impegno nella scrittura dei personaggi e per lo stile (che imita le vecchie commedie italiane con un pizzico felliniano che proprio no, non appartiene ad Allen) ci ripropone una storia dal sapore tragicomico che risulta quantomeno gradevole agli occhi dello spettatore.

Jasmine (Cate Blanchett), una ricca newyorkina appassionata di moda e di arredamento, si ritrova improvvisamente senza soldi e senza le sue ricchezze, da essere costretta a trasferirsi a San Francisco e vivere con sua sorella Ginger, dalla personalità e stile di vita completamente differenti. Durante il periodo di adattamento di Jasmine a questa nuova vita, scopriremo aneddoti del suo passato che si riverseranno nelle sue future azioni e pensieri, tanto da condizionarle la vita per sempre.

Una Cate Blanchett, perfettamente incarnata nel personaggio, rispecchia l’alter-ego femminile di un vecchio Woody da attacchi di panico e ossessioni peculiari, che ci fa sorridere e a tratti amareggiare in una continua onda di cambiamenti d’umore. Il tutto va di pari passo ai flash-back della protagonista, che ci permettono di capire al meglio la sua vita passata, mostrataci parallelamente agli episodi del presente. In questi continui salti temporali, che a volte confondono, si arriva a un crescendo di carica emozionale per la protagonista che spesso fa soffocare anche noi spettatori.

Sicuramente non assisteremo ad un reale happy-ending, ma la storia psicotica di Jasmine, accompagnata da accordi Jazz, nel momento finale si rivolge allo spettatore, come nell’atto di una confessione, rivelando la sua natura di donna vittima delle sue stesse colpe. L’unica intimità reale che la protagonista riesce a creare è proprio quella con chi è seduto dall’altra parte dello schermo.

Buona visione!

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